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HH-60J Jayhawk

Modelli > Passo per passo

HH-60J Jayhawk
US Coast Guard
Kodiak USCG Station, Alaska
Hobby Boss 1:72

(di Mario Stefanoni)

La voglia di realizzare questo modello nacque dopo aver visto il film “The Guardian”, protagonisti Kevin Costner e Ashton Kutcher, e dalle visite effettuate presso alcune basi del Coast Guard. Alcune scene del film sono state girate proprio in una delle basi da me visitate, quella di Astoria in Oregon.

Un modello del Jayhawk vero e proprio ancora non era stato messo in commercio, ma esisteva un kit di conversione in resina della Fireball Modelworks in 1/72 che permetteva di realizzare l’HH-60 del Coast Guard partendo dai modelli Hasegawa SH-60B/J e Italeri HH-60H della US Navy.
Un paio di anni fa la Hobby Boss mise in commercio la versione specifica che faceva al caso mio e, dopo alcune ricerche in rete che lo descrivevano come un modello ben realizzato, ho deciso di acquistarlo anche per il prezzo contenuto; il set di conversione in resina sarebbe costato più del kit!

I pezzi si presentano ben stampati, le pannellature e le rivettature sono un po’ troppo marcate (ma verranno utili più avanti), i trasparenti sono limpidi e privi di striature grazie all'impacchettamento separato, solo le decal lasciano a desiderare a causa dei colori improbabili. Tutto sommato un modello con un buon rapporto qualità prezzo (mai giudicare un kit prima di averlo montato o avere letto recensioni di lode in rete).
Per ovviare alle molte carenze per quanto riguarda i dettagli ho acquistato il set di fotoincisioni Eduard 72378 dedicato al SH-60B/J Hasegawa e ho sostituito le decal del kit con il foglio Model Alliance MA-72186 US Coast Guard Choppers part II, che offre tra le versioni proposte anche un velivolo di stanza ad Astoria ed uno a Kodiak in Alaska.

Come al solito inizio il montaggio dall’abitacolo. Grazie alle fotoincisioni ed alle immagini scaricate da alcuni siti internet, si ottiene un posto di pilotaggio sufficientemente dettagliato, ma che miglioro ulteriormente autocostruendo i cuscini lombari e l’imbottitura dei sedili dei piloti. Il discorso si complica con il vano posteriore che si presenta praticamente vuoto, eccezione fatta per i sedili del meccanico di bordo e dell’aerosoccorritore e quelli pieghevoli disposti lungo le pareti.
Grazie alle foto, al plasticard, al filo di rame e a tanta pazienza dettaglio il vano di carico con tutto ciò che riesco a realizzare viste le dimensioni: i pannelli fonoassorbenti posti sulle pareti, la condotta per l’impianto di condizionamento, estintori (composti da sei parti separate), varie "valige" che simulano i contenitori di attrezzature, fili dei microfoni realizzati con un filo di rame sottilissimo arrotolato attorno a una punta da 0,2 mm piegati e posizionati in base alle fotografie. Costruisco la rastrelliera per le apparecchiature elettroniche poste dietro al sedile del pilota con le varie scatole nere inserite nei ripiani.
In altre parole quello che una mente malata può fare, considerato che una volta chiusa la fusoliera buona parte del lavoro non è più visibile!

In questa fase è molto importante effettuare molte prove a secco di unione delle due metà della fusoliera per adattare tutte le parti autocostruite al profilo interno ed evitare che forzino nel momento dell’incollaggio definitivo, ma come potrò riscontrare più avanti questo non sarà sufficiente.
Prima di colorare la parte interna della fusoliera asporto il portello di destra della cabina di pilotaggio per posizionarlo aperto, il modello Hobby Boss non prevede questa opzione presente invece nel kit Hasegawa dove fusoliera e trasparente sono predisposti in merito. Prelevo il nuovo portello dal kit Hasegawa, dettaglio la parte interna grazie al set Eduard ed a parti autocostuite con plasticard, mentre le maniglie dei portelli e del portellone del vano di carico sono rifatte con filo di rame.

La colorazione degli interni è quella standard per gli elicotteri americani: il posto di pilotaggio è colorato in nero opaco per favorire l’uso degli NVG da parte dei piloti, mentre il vano posteriore è in grigio azzurro FS36231. Il pavimento è stato successivamente mascherato con strisce di nastro Tamiya tagliato e posizionato per poter colorare di grigio scuro quello che nella realtà sono le strisce antisdrucciolo.

A questo punto assemblo gli interni con tutte le parti che ho realizzato in precedenza, la parete di fondo che chiude il vano di carico e quella che la separa dal posto di pilotaggio, posiziono valige e contenitori vari, fisso alla rastrelliera la sacca di colore blu, realizzata con un pezzo di carta opportunamente tagliato e piegato come fosse un micro origami, che con ogni probabilità contiene la zattera autogonfiante.
Al supporto del sedile pieghevole incollo il trasmettitore radio galleggiante (quella specie di dardo colore arancio fluo) ottenuto modificando un Sidewinder accorciato e risagomato (le foto allegate sono più esaustive delle parole).

Grosse difficoltà sorgono al momento di unire le due metà della fusoliera con gli interni, forzano nella parte anteriore del muso e non permettono la chiusura corretta. Individuato il problema nel pavimento del posto di pilotaggio, rastremo pesantemente tutta la zona posta davanti alle pedaliere fintanto che le semifusoliere combacino senza sforzo.
Prima di chiudere definitivamente la fusoliera, all’interno della parte inferiore della semifusoliera destra fisso due strisce di plasticard da 0,5 mm larghe circa 5 in maniera da formare un gradino tale da forzare l’allineamento corretto della semifusoliera sinistra che risulta schiacciata nella parte centrale. Unite le parti nell’attesa che la colla asciughi, mi dedico al rotore principale e all’anticoppia posteriore.

Il mozzo Hobby Boss è grossolano e abbozzato rozzamente come pure l’anticoppia, così dal modello Hasegawa oramai destinato ad essere cannibalizzato, utilizzo tutte le parti che formano il rotore, mozzo, pale ecc. che sono decisamente meglio. Facendo ricorso ai soliti fili di rame, alla guaina di rivestimento di questi ultimi, al plasticard e, per quanto riguarda il rotore posteriore, alle fotoincisioni Eduard, si possono replicare in maniera realistica questi importanti elementi (vedere foto).

La lisciatura della fusoliera richiede tempo e l’uso di molto stucco, di conseguenza occorre reincidere continuamente le pannellature che tendono a scomparire. Un’altra parte critica sono le prese d’aria e gli scarichi dei motori che necessitano di un gran lavoro di aggiustaggio a secco prima di essere incollati alla fusoliera, anche per queste parti devo ricorrere a stuccature e a lisciature estenuanti per pareggiarne le superfici, stesso discorso per la parte inferiore della fusoliera.
Anche il parabrezza necessita di un delicato intervento chirurgico, occorre eliminare i tergicristalli stampati in rilievo direttamente sul trasparente per poterli sostituire con quelli fotoincisi, per rimuoverli utilizzo un piccolo attrezzo da incisore a forma di scalpello molto affilato facendo molta attenzione a non graffiare la parte circostante, poi con l’uso di carta vetrata da carrozziere bagnata in acqua di grana sempre più fine elimino i residui rimasti, alla fine per riportare la trasparenza originale lucido la parte carteggiata utilizzando un cotton fioc con un po’ di dentifricio e successivamente polish per carrozzeria. Un’altra operazione che richiede pazienza e precisione è stata l’eliminazione della parte trapezoidale trasparente del parabrezza corrispondente al portello d’ingresso.

Finalmente posso unire il trasparente alla fusoliera così da chiudere l’abitacolo, purtroppo il matrimonio tra le parti non è semplice e richiede ancora stucco e filo di plastica per chiudere le fessure e di conseguenza altre lisciature, anche per i due finestrini posti nella parte bassa del muso all’altezza delle pedaliere devo ricorrere a stucco e lisciatura.
Fisso le gambe di forza dei carrelli anteriori e la gamba di forza posteriore non prima però di averli dettagliati con i soliti fili di rame per simulare i condotti dell’impianto frenante, sul muso incollo il radome del radar di ricerca e vari "bozzi", applico su entrambi i lati della fusoliera i montanti per i serbatoi supplementari, elimino le luci anticollisione e di navigazione presenti sul trave di coda per rifarle con tondini di sprue trasparente per renderle più realistiche, rifaccio alcune antenne a lama e incollo con la cianoacrilica vari particolari foto incisi.

E’ il momento di preparare il modello per la verniciatura.
Per cominciare devo mascherare tutte le parti trasparenti e non disponendo delle maschere pre tagliate Eduard mi avvalgo del nastro Tamiya, di un bisturi con una lama nuova e molta pazienza, questa operazione richiede un tempo infinito e diversi tentativi per ottenere maschere delle giuste dimensioni, facili se sono quadrati o rettangoli più complicato realizzare quelle sagomate.
Coperti i trasparenti e tutte le parti che non devono essere verniciate, preparo con del cartoncino le coperture sagomate per chiudere il portellone laterale e il portello dell’abitacolo, le due maschere verranno fissate dall’interno con pezzi di nastro adesivo.
Per poter maneggiare il modello in fase di verniciatura senza toccarlo, inserisco nel foro dove andrà incollato il perno del mozzo rotore un tondino di legno lungo una dozzina di centimetri.

Spruzzo la prima mano di primer alla nitro grigio (quello usato dai carrozzieri) per evidenziare le imperfezioni e uniformare il fondo in un unico colore e come temevo, devo riprendere con lo stucco alcune parti.
Questa volta uso il Molak perché è molto più fluido rispetto al Tamiya ed è più facile da carteggiare, fatto questo stendo un’altra mano di primer. Prima di passare al colore vero e proprio, carteggio leggermente tutto il modello con una grana 600 bagnata in acqua per togliere la polvere di spruzzatura.

Passo al bianco di fondo, il Tamiya X-2 che diluisco con il thinner Tamiya X-20A, questo comporterà un tempo di essicazione più lungo rispetto al solito alcool rosa che uso normalmente per accorciare i tempi di asciugatura, ma il colore risulterà più lucido.
Nell’attesa che la fusoliera asciughi alla perfezione, preparo l’arancio FS12197 International Orange partendo dall’arancio lucido X-6 Tamiya corretto con l’aggiunta del rosso lucido X-7. La correzione del colore avviene per gradi, poche gocce di rosso nel boccettino del X-6, mescolo, provo il colore ottenuto su un pezzo di plastica bianca e lo controllo con il campione del catalogo FS595B. Procedo in questo modo fino ad ottenere una tinta vicina a quella del campione ma un po’ più chiara, per rispettare l’effetto scala.

Il bianco è asciutto, adesso devo mascherare le zone che andranno verniciate in International Orange, un’operazione non semplice e nemmeno veloce vista la scala e il disegno delle aree stesse. Gigi, un membro del club, dice che quando colorano i mezzi veri, in questo caso un elicottero, non pensano alle difficoltà che incontreranno i modellisti quando dovranno riprodurli in scala, parole sante!
Ci vogliono diverse ore per riprodurre lo schema geometrico delle bande, specialmente quella inclinata che parte dalla parte alta posteriore della fusoliera, gira attorno al trave di coda e si ricongiunge dalla parte opposta a formare un triangolo che visto dall’alto assomiglia ad una punta di freccia.

Una spruzzata di arancio, dieci minuti in tutto, e il modello è pronto per essere scartato e vedere se il lavoro di mascheratura è stato fatto bene o meno. Tempo di pulire l’aerografo e incomincio a spacchettare il tutto togliendo prima i pezzi di cellophane (quello delle confezioni dei fazzoletti di carta) che sono serviti a coprire le aree più grandi, poi con l’aiuto di una pinzetta i vari pezzi di nastro Tamiya, solo in alcune parti il colore è filtrato sotto la mascheratura specialmente dove veniva a formarsi un angolo o uno spigolo vivo.
Nell’attesa che anche l’arancio asciughi coloro il blocco rotore e l’anticoppia. Scelgo di colorare le pale in due colori diversi, tre in nero e una in grigio FS36320 per simulare una sostituzione effettuata durante la manutenzione: è facile vedere i Jayhawk con le pale del rotore e dell’anticoppia di colore diverso, a volte queste sono tutte grigie come quelle montate sui Seahawk della Navy.
Una volta che l’arancio è asciutto a dovere, ritocco con il bianco le parti dove il colore è passato sotto il nastro, fatto questo il modello è pronto per le decal, in questo caso non è necessario stendere il trasparente lucido prima di posizionarle in quanto il colore è già sufficientemente lucido.

Le Model Alliance sono stampate da Cartograf e sono di qualità eccezionale, ma durante l’applicazione mi accorgo che tutte le scritte di servizio sono sovra dimensionate e in alcune parti del modello, tipo quelle sui portelli del posto di pilotaggio e quelle del portellone laterale letteralmente "non ci stanno" e devono essere ritagliate in più parti e riposizionate pezzo a pezzo in base alle foto, un lavoro che porta via un sacco di tempo e un sacco di accidenti.
A mio parere in scala 1/72 non serve a niente realizzare gli stencil leggibili in quanto a occhio nudo nessuno è in grado di leggerli, a parte forse "L’uomo da 6 milioni di dollari" con l’occhio bionico, di contro la scritta sulla fusoliera - U.S. COAST GUARD - è più corta di circa 3 mm, la walkway nera posta dietro il rotore (decal 159), che in 1/72 dovrebbe essere 17x21 mm, misura in realtà 11x14 mm!
Stesso discorso per le bande gialle poste ai lati della deriva con scritto - DANGER KEEP AWAY - sono più corte di 3 mm e questo comporta il mascheramento e il ritocco ad l’aerografo della parte mancante. Complimenti a chi le ha disegnate e non ne ha verificato le proporzioni sul modello.
Una mano di lucido X 20 Tamiya sigilla e rende uniforme tutta la superficie del modello.

Lo accantono per una settimana per dare tempo al lucido di asciugare alla perfezione, nel frattempo preparo gli ultimi particolari che mancano, i serbatoi supplementari, le ruote dei carrelli e metto le decal sulle pale del rotore principale e sull’anticoppia.
Le ruote anteriori le recupero dall'Hasegawa, ormai il kit è usato come magazzino ricambi, perchè il cerchione è più simile all’originale, in ogni caso andranno risagomate per correggere l’errata sezione del pneumatico, le ruote del carrello posteriore sono quelle del kit con l’aggiunta delle razze realizzate in plasticard.
Giunto a questo punto devo dire onestamente di essere stufo marcio di maneggiare questo modello - come si dice "Hai voluto la bicicletta, adesso pedala" – ma devo ancora mettere mano al nastro Tamiya per coprire la parte di muso che andrà verniciata di nero opaco e realizzare le due maschere sagomate per gli scarichi del motore anch’essi verniciati di nero.
Quando finalmente tolgo gli ultimi pezzi di mascheratura dai trasparenti posso dire di essere quasi in dirittura d’arrivo, non mi resta che opacizzare le walkway, incollare il piano di coda, realizzare l’antenna HF a filo posta sul lato destro della fusoliera, incollare le ruote sulle gambe di forza.

Realizzo ex novo gli specchietti retrovisori per i piloti, il modello ne è totalmente privo. Uso i soliti fili di rame per i supporti e plasticard sagomato per il porta specchietto, mentre lo specchio vero e proprio lo ritaglio da un pezzo di poliestere cromo lucido autoadesivo.
Questo modello iniziato ad aprile 2011 e finito a marzo 2012 lavorando quasi tutti i giorni per un paio d’ore, è stato in assoluto il modello più impegnativo che abbia mai realizzato.
Mi sono chiesto "Sono soddisfatto del risultato?"
La risposta è "Sì".
"Farò un altro modello Hobby Boss?"
La risposta "Assolutamente no!"
Perché ho imparato una cosa. La Hobby Boss è come l’AIDS: se la conosci la eviti!

Il modello realizzato rappresenta l’HH-60J Jayhawk 6007 di stanza sull’isola di Kodiak in Alaska protagonista del più grande salvataggio mai effettuato nella storia del US Coast Guard, quando, il 23 marzo del 2008, giorno di Pasqua, partecipò insieme all'HH-65C Dolphin 6566 ed al USCG Cutter Munro WHEC-724 al salvataggio dell’equipaggio del peschereccio Alaska Ranger affondato nelle acque del Mare di Bering.


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