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McDonnell Douglas RF-4E Phantom II

Modelli > Aerei > Scala 1:72

McDonnell Douglas RF-4E Phantom II
Aufklärungsgeschwader AG 51 Immelmann
Militärflughafen Bremgarten - Baden Württemberg (D) 1982
Hasegawa 1:72
(di Marco Tomassoni)


Descrizione.
Come già accaduto in passato, l'idea ispiratrice di questo modello deriva dal soggetto scelto per il tema sociale, in questo caso quello per la X Mostra Concorso del 2012, un aereo che è una vera leggenda e pietra miliare dell'Aviazione: il Phabulous Phantom!
Dopo un F-4E dell'USAF ed un RF-4B dei Marines, realizzati entrambi a fine anni 80 (in pratica nella preistoria modellistica), questo è il mio terzo Phantom e volevo trovare un soggetto con una storia personale e dalla colorazione accattivante.
La scelta è caduta sul 35+63, un RF-4E dell'AG 51, lo Stormo da Ricognizione dedicato all'Asso della I Guerra Mondiale Max Immelmann, basato a Bremgarten, una cittadina vicina a Basilea, nel 1982 e protagonista di pericolose missioni di Fotoricognizione diurna e notturna a cavallo della Cortina di Ferro, al confine dell'allora Cecoslovacchia e Repubblica Democratica Tedesca (DDR).


Costruzione.
Il kit è l’eccellente Hasegawa (codice 00838) con il “lenzuolo” di decals dedicato alla versione Special Color dell’AG 51, che permette comunque anche la realizzazione di due esemplari con livrea standard della Luftwaffe e due della JASDF giapponese.
La scatola contiene 9 stampate di fine plastica grigia più una dedicata alle superfici vetrate, perfettamente trasparenti, anche se un po’ spesse in questa scala. La scomposizione è quella tipica del produttore giapponese, secondo me un po’ eccessiva e a volte cervellotica: non capisco ad esempio la necessità di avere 5 pezzi per la fusoliera a cui aggiungerne 6 per le presa d’aria. Questo comporterà qualche intervento di carta vetro e reincisore per allineare tutto l’insieme.
Come di consueto, il mio lavoro inizia dal cockpit che ho migliorato con l’adozione dei sedili eiettabili Martin Baker H7AF della Quickboost e fotoincisioni varie Eduard, più qualche scatola elettronica in plasticard e fili di rame. Per il lavoro di dettaglio e per la corretta colorazione delle parti ho utilizzato vari riferimenti fotografici e siti internet, ma soprattutto l’utilissima monografia della casa editrice tedesca AirDOC, la No.08 Luftwaffe Phantoms, guida insostituibile per riprodurre il Phantom teutonico.
Terminato il cockpit e provato diverse volte a secco per verificare l’allineamento delle parti, passo alla chiusura della fusoliera, non prima di aver posizionato e colorato le macchine fotografiche nel muso vetrato, che sarà opportunamente mascherato con nastro Tamiya.
Qualche difficoltà si presenta all’accoppiamento prese d’aria-fusoliera, non perfettamente a filo, che andranno livellate e richiederanno la re-incisione delle pannellature nell’area limitrofa. Liscia come l’olio è invece la giunzione ala-fusoliera, grazie all’intelligente realizzazione in un sol pezzo (questa volta…) del ventre del cassone alare centrale, a cui si incollano precisamente i due dorsi delle semiali.
Nota dolente sono invece le estremità alari, che hanno il caratteristico diedro positivo di 12°, e soprattutto gli stabilizzatori con l’altrettanto caratteristico diedro negativo di 23°. Sebbene i pezzi siano forniti di pins di riscontro, per evitare spiacevoli (e orribili da vedere) asimmetrie, consiglio di realizzare due dime di cartoncino.
Gli ugelli di scarico vanno perfettamente in posizione senza quasi richiedere colla.
Assemblati a parte i carichi che, in questa specifica versione, comprendevano due serbatoi subalari da 370 US gal, un serbatoio sulla mezzeria di fusoliera da 610 US gal, un Pod ECM AN/ALQ-119 sotto l’ala destra ed un Pod Chaff AN/ALE-38 sotto l’ala sinistra.
I serbatoi provengono dal kit, l’ALQ-119 dagli accessori Hasegawa, mentre ho autocostruito l’ALE-38 partendo da un serbatoio di non so quale aereo.
Carrelli, portelli, antenne, prese d’aria NACA e tubo di Pitot sono quelli del kit.


Colorazione.
Ho optato per la livrea a “Splinter” (scheggia), tipica di alcuni schemi mimetici degli anni 70 (celeberrima è quella del Saab Viggen), che la Luftwaffe ha chiamato Norm 72.
I riferimenti ufficiali riportano che è composta da superfici superiori in RAL 7012 e RAL 6014, superfici inferiori in RAL 9006 e radome in RAL 9005. In rete si possono trovare le tabelle di conversione a seconda dei colori utilizzati. Nel mio caso, acrilici Tamiya, sono:
RAL 7012 Basaltgrau FS36152 XF-24 Dark Grey
RAL 6014 Gelboliv FS34084 XF-62 Olive Drab
RAL 9006 Weißaluminium FS37178 XF-16 Flat Aluminium
RAL 9005 Tiefschwarz FS27038 X-18 Semigloss Black
E’ un pattern davvero efficace nel volo a bassa quota sopra le campagne coltivate dell’Europa centrale, come dimostrato da parecchie fotografie.
Completate le stuccature, le re-incisioni e le lisciature ho passato su tutto il modello un Cotton Fioc imbevuto di alcool per togliere ditate, pelucchi e zozzerie varie. Fatto ciò ho steso due mani leggere di Fine Surface Primer Tamiya, di colore grigio.
Dopo i fatidici due-tre giorni ho applicato il colore sulle superfici inferiori, compresi i portelli del carrello ed il serbatoio ventrale. Al contrario, i serbatoi subalari ed il Pod AN/ALE-38 erano forniti direttamente dall’USAF e quindi portavano ancora la livrea SEA (South East Asia), utilizzata in Vietnam. Ciò significa Light Grey FS36622 (in pratica un grigio chiarissimo, quasi bianco) sotto la mezzeria e Medium Green FS34102 al di sopra. Il Pod AN/ALQ-119 è invece bianco con alcuni pannelli dielettrici neri.
Tornando all’aereo, dopo aver mascherato il necessario, ho spruzzato la base per la mimetica superiore, costituita dall’XF-24 Dark Grey. A colore perfettamente asciutto ho applicato le mascherine create con nastro Tamiya, utilizzando come riferimento la solita monografia AirDOC. E’ un lavoro lungo e tedioso, ma sbagliare in questa fase o avere fretta (come mi capita di solito) vuol dire buttare via il modello. Sicuro del lavoro fatto, ho spruzzato a bassa pressione lo XF-62 Olive Drab, stando attento alla diluizione.
Gli ugelli di scarico e le parti metalliche a poppa dell’aereo sono state realizzate, previa mascheratura, a pennello con colori lucidabili Testors, secondo me tra i migliori per quanto riguarda finitura e assortimento di metalli: titanio, acciaio, magnesio, cromo, ecc.
Dopo qualche giorno è venuto il fatidico momento di togliere le mascherine e, a parte qualche inevitabile sbavatura, il risultato è piuttosto soddisfacente. Due passate di trasparente lucido Tamiya in bomboletta, a distanza di almeno 24 ore una dall’altra, ed è il momento di applicare le decals.
Avendo deciso di caratterizzare fortemente il mio aereo, mi sono procurato il foglio decals AirDOC ADM72018 (per la cronaca stampato da Cartograf) dedicato proprio alla versione RF-4E in Norm 72 della Luftwaffe. Anche qui un bel lenzuolo e il colpo d’occhio lascia sbalorditi: in formato A5 due fogli pieni zeppi, fitti-fitti, di numeri, coccarde, stencils, scritte di servizio, insegne di Reparto, disegni goliardici, Special Colors, fiamme… e ben 16 pagine che illustrano ogni possibile versione degli Stormi AG 51, AG 52 e WTD 61.
Mi ero ripromesso di applicare tutte, ma proprio tutte, le decals, anche le più minute e insignificanti: mi sono serviti quasi 10 ore di lavoro e due flaconi interi di applicatori Microscale MicroSet e MicroSol.
Al termine di questa immane fatica, ho applicato nuovamente due mani di trasparente lucido per proteggere le decals e preparare le superfici per l’invecchiamento, incollando nel frattempo tutte le parti che avevo preparato e colorato separatamente.
E qui stavo per rovinare tutto! Affascinato dai prodotti Tamiya, ho voluto provare il nuovo liquido per evidenziare le pannellature dall’esplicativo nome di Panel Line Accent Color, che ho visto scorrere per capillarità con una facilità e pulizia invidiabile. Normalmente faccio questo lavoro con lavaggi di acrilici Lifecolor o colori ad olio, ma questa volta volevo sperimentare qualcosa di diverso.
Prima di tutto, nonostante l’ignorante venditore mi avesse detto che si tratta di colori acrilici, in realtà sono delle lacche, come si evince anche dall’odore pungente. Secondo, si devono diluire con il Tamiya Laquer Thinner (tappo giallo) e con niente altro. Terzo, per fortuna l’ho provato in una parte nascosta del modello perché, nonostante più mani di trasparente lucido, ha intaccato la vernice acrilica sottostante.
Conclusione: sono tornato ai lavaggi acrilici. Dalle foto ho notato che il rigido clima Mitteleuropeo usura parecchio la livrea dei Phantom tedeschi, così ho applicato un lavaggio generale di colori terrosi sul ventre dell’aereo e di toni grigiastri sul dorso.
Asciugati gli eccessi, ho creato degli effetti dovuti a trafilamenti d’olio idraulico, dei freni, residui di carbonio, di carburante (soprattutto sui serbatoi subalari, che sono riforniti per gravità e non a pressione) e una generalizzata sporcatura dove passano gli uomini, Piloti e Specialisti. Il tutto con i Tensocrom Lifecolor, che ho imparato a dosare senza esagerare.
Per finire, con il caro, vecchio Drybrush ho reso la vernice un po’ “gessosa”, come è nella realtà. Il trasparente opaco ha sigillato il tutto.
Le ultime forze sono state assorbite dal posizionamento del Canopy, composto da 4 pezzi.
Se non c’è stato problema per le due parti fisse, blindovetro e montante centrale, tanto Micro Kristal Klear, Vinavil e imprecazioni si sono resi necessari per posizionare correttamente i due tettucci apribili.

Ambientazione.
La basetta è molto semplice ed è composta da una cornice fotografica ed un cartoncino prestampato riproducente uno scorcio di Apron. Ho giusto spruzzato qualche goccia d’olio e di carburante F-34, il codice NATO per il JP-8.
Il cartellino con la descrizione e con l’Uhu (gufo), simbolo dell’AG 51, è stato stampato a getto d’inchiostro su carta adesiva ed incollato in posizione.

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