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Nembo... e per rincalzo il cuore

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La Divisione Nembo

La 183^ Divisione Paracadutisti Nembo nacque nel Gennaio 1943 a Firenze. La Divisione era basata su quattro Reggimenti: 183°, 184°, 185° Fanteria Paracadutisti e 184° Artiglieria Paracadutisti.
La Divisione rimase in Toscana per il periodo di addestramento intensivo fino al suo trasferimento in Sardegna, nel maggio-giugno del 1943, ad eccezione del 185° Reggimento Paracadutisti che, dapprima impegnato nei Balcani, fu poi inviato in Puglia e successivamente in Sicilia.
Giunti alla disgregazione dell'8 settembre 1943, la Divisione Nembo decise di opporsi alle truppe tedesche stanziate sull'isola. Uniche eccezioni furono il 12° Battaglione del 184° Reggimento (Maggiore Rizzatti) dislocato in Sardegna, il 3° Battaglione del 185° Reggimento (Capitano Sala) dislocato in Calabria ed un Reparto di Complementi dislocato a Viterbo, che continuarono a combattere con gli ormai ex alleati.
Con l'abbandono della Sardegna da parte dei tedeschi, a causa della riluttanza degli Alleati circa l'impiego di truppe italiane, nessuno pensò più di rifornire i Reparti della Divisione Nembo.
Passarono così lunghi mesi di attesa snervante, anche se saltuariamente giungevano notizie sulle imprese dei commilitoni del 185° che lentamente scalzavano la diffidenza degli Alleati.


Il 185° Reparto Paracadutisti Arditi Nembo

Il 185° Reggimento Paracadutisti, dislocato dapprima in Puglia, fu inviato in Sicilia e quindi in Calabria, subendo numerose perdite tra Soldati e Ufficiali. Quando arrivò l'8 settembre, i superstiti del 185°, ad eccezione del 3° Battaglione, decisero di schierarsi contro i tedeschi, dissuadendo gli ex alleati dal compiere azioni offensive.
Successivamente, non solo furono tenuti inoperosi dagli Alleati, ma vi fu anche il tentativo di disarmarli con la motivazione di dover rifornire con le loro armi altri Reparti. La decisa opposizione dei Paracadutisti valse forse a vincere la diffidenza degli Alleati, tanto che il 185° fu inviato in linea con la denominazione di 185° Reparto Paracadutisti Arditi Nembo.
In equipaggiamento estivo, così come si erano trovati il giorno dell'armistizio, il 6 febbraio 1944 i Paracadutisti del 185° presero posizione sulle montagne, ancora coperte di neve, occupando alla fine di marzo Monte Castelnuovo e Valle di Mezzo. Malgrado le condizioni pietose dell'equipaggiamento, il 185° si dispose a difesa della nuova linea.
Arrivata la primavera, il 19 maggio 1944 arrivò l'ordine di saggiare le forze del nemico.
Nonostante la violentissima reazione avversaria, la 33° Compagnia riuscì ad avanzare sul Monte San Michele costringendo il nemico ad abbandonare le sue postazioni. Il 27 maggio avvenne l'attacco decisivo che costrinse i tedeschi a ritirarsi permettendo alle nostre truppe di raggiungere la strada di Alfedena (AQ).
Pochi giorni dopo, l'intero Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) fu trasferito sul Fronte Adriatico e lì avvenne il ricongiungimento del 185° con gli altri Reparti della Divisione Nembo che, nel frattempo erano rientrati sul continente.
Successivamente, il 185° venne trasferito presso Brindisi per un breve periodo di addestramento intensivo, in vista di un'operazione di lancio dietro la linea Gotica che venne però annullata in seguito alla segnalazione degli Esploratori della presenza di truppe nemiche nella zona di lancio.
Alla fine di settembre 1944, il 185° fu richiamato in Campania dove, assieme al 184° Battaglione Guastatori, diede vita al 3° Battaglione del costituendo Reggimento Nembo.

Il rientro della Divisione Nembo

Nel maggio del 1944, i Paracadutisti della Divisione Nembo furono finalmente trasferiti dalla Sardegna alla penisola. Praticamente appena sbarcati, il 184° Reggimento Paracadutisti fu inviato nella Valle del Volturno (CE) dove ricevette l'ordine di conquistare Monte Cavallo che venne preso il 28 maggio.
Dopo Monte Cavallo per la Divisione fu un susseguirsi quasi ininterrotto di azioni: Orsogna, Castel Vecchio, Canosa, Madonna del Soccorso, Filetto, Chieti, Aquila degli Abruzzi, Ascoli Piceno, Abbadia di Fiastra, Sforzacosta, Macerata, Fiumicello e Filottrano.
La Battaglia di Filottrano (AN) può essere considerata come una tra le più dure e cruente combattute dai Paracadutisti e costò alla Divisione Nembo circa 300 uomini tra morti e feriti. Alla Bandiera del 183° Reggimento Paracadutisti fu concessa la Medaglia di Bronzo, mentre alla Bandiera del 184° Reggimento Paracadutisti fu assegnata la Croce di Guerra al Valor Militare.
Dopo Filottrano, la Nembo fu inviata nelle retrovie per riposarsi e riorganizzarsi.
Nei primi giorni di agosto 1944 riprese il suo posto in prima linea e nuovi nomi si aggiunsero alla storia della Divisione: Monte Carotto, Serra dei Conti, Montale, Ripalta, Loretello, San Pietro, Castel Leone di Suasa e San Lorenzo in Campo per giungere infine nella zona del fiume Cesano (PU).
Tuttavia, prima di essere nuovamente impiegata in azione, la Divisione ricevette l'ordine di tornare nelle retrovie dove fu sciolta concludendo così il primo ciclo operativo.

Il Reggimento Nembo nel Gruppo di Combattimento Folgore

Dalla Divisione Nembo prese vita un nuovo organismo denominato Gruppo di Combattimento Folgore.
All'interno del neo costituito Gruppo di Combattimento, il 1° ottobre 1944 nacque il Reggimento Nembo comprendente il Comando di Reggimento, tre Battaglioni, una Compagnia Cannoni da 6 libbre ed una Compagnia Mortai da 3 pollici.
Il 19 febbraio 1945 il Reggimento fu trasferito in Val Santerno (FI) per sostituire la 61° Brigata Inglese.
Le posizioni lasciate dagli Inglesi non erano favorevoli, essendo dominate dall'alto dal tiro delle armi automatiche tedesche e soggette a continue infiltrazioni nemiche. Dopo solo 15 giorni e quasi cento azioni di pattuglia, i Paracadutisti ottennero il completo controllo della loro zona di schieramento facendo cessare del tutto le infiltrazioni nemiche.
Durante i primi giorni di marzo gli Alleati ordinarono lo spostamento dal fronte di una parte delle forze presenti, compresa tutta l'Artiglieria d'Appoggio tranne quella Divisionale. Ciò portò ad una dislocazione più estesa dei Reparti che significò per il Reggimento un ampliamento della propria linea per un'ampiezza di circa 13 Km e l'impossibilità di ricevere il cambio.
Nonostante ciò, con la ripresa dell'offensiva, il Reggimento condusse aspri combattimenti nelle zone di Casa Forbicina, Camaggio, Fornace, Corsignano, Casa Vanetola, Frasari, Tossignano, Codrignano, Casal Fiumanese, Casa Frasari e Tomba. Conquistati gli obbiettivi assegnati, giunse l'ordine di fermarsi ed il Reggimento fu trasferito in Val Sillaro, per svolgere operazioni sulla linea che precludeva la via di Bologna.
Rimasero la 1° e la 3° Compagnia del 1° Battaglione che proseguirono i combattimenti in appoggio al Reggimento San Marco, giunto a sostituire il Nembo, fino al ripiegamento delle truppe tedesche. Con le azioni compiute dai propri Reparti, il 1° Battaglione chiudeva l'attività operativa nel settore e raggiungeva il Reggimento in Val Sillaro.
Il 17 aprile 1945 il Reggimento si spostò nella zona di Casa Passatempi (BO) per riprendere le operazioni.
I combattimenti si protrassero fino al 21 aprile quando, dopo essersi contesi palmo a palmo il terreno con gli avversari, i Paracadutisti conquistarono Grizzano ed effettuarono il congiungimento con elementi del Gruppo di Combattimento Legnano a Castel dei Britti, attraverso la Valle dell'Idice. Il 22 aprile il Reggimento si concentrò nella zona tra Varignana, Casalecchio e Liano e, successivamente, si riunì il 25 aprile 1945 con tutto il Gruppo di Combattimento Folgore in Val Lamone, tra Faenza e Brisighella (RA)
Si chiuse così il secondo ciclo operativo del Nembo che, nel suo complesso, fece assegnare alla Bandiera del Reggimento la Medaglia d'Argento al Valor Militare.


La Centuria Nembo (Operazione Herring)

Mentre il Reggimento Nembo iniziava le operazioni in Val Santerno nel Marzo 1945, gli Alleati decisero di lanciare qualche reparto di Paracadutisti nelle retrovie nemiche con il compito di creare il maggior scompiglio possibile. Tutti gli uomini del Nembo si offrirono volontari per la missione, tuttavia gli Alleati precisarono che il numero di uomini impiegati doveva essere solo di cento. Il Reparto dei "fortunati" che furono scelti, denominato Centuria Nembo, si trasferì dalla Linea del Fronte a Fiesole (FI) il 26 marzo 1945.
Dopo un breve periodo di addestramento, il 20 aprile 1945 i Paracadutisti decollarono su apparecchi C-47 Skytrain americani dall'aeroporto di Rosignano (LI) e furono lanciati nottetempo nella zona di Poggio Rusco, tra Mantova e Ferrara. La Centuria Nembo riuscì a creare notevole scompiglio nelle retrovie nemiche, contribuendo al successo del secondo ciclo operativo del Nembo.

Dopo la Guerra

Terminata la Seconda Guerra Mondiale, in ottemperanza al trattato di pace, il Reggimento Paracadutisti Nembo fu trasformato in 183° Reggimento Fanteria Nembo. Nel 1975, nell'ambito della ristrutturazione dell'Esercito Italiano, il 183° Reggimento fu ridotto a livello di Battaglione ed inquadrato nella Brigata Meccanizzata Gorizia.
Nel 1991 il 183° Battaglione Fanteria Nembo venne sciolto e la Bandiera di Guerra fu assegnata al ricostituito 183° Battaglione Paracadutisti Nembo che si trasferì a Pistoia per essere inquadrato nella Brigata Paracadutisti Folgore, a sua volta ricostituita negli anni Sessanta. Da questa data il Nembo ha partecipato a tutte le missioni internazionali che hanno visto impiegati l'Italia ed i Paracadutisti.
Il 23 aprile 1993 il Battaglione fu elevato al rango di Reggimento assumendo l'attuale denominazione di 183° Reggimento di Fanteria Paracadutisti Nembo.

(articolo di Franco Monti del 14.01.2011)

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