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North American/Fiat F-86K Sabre Dog "Kappone"

Modelli > Aerei > Scala 1:72

North American/Fiat F-86K Sabre Dog “Kappone”
12° Gruppo / 36° Stormo
Aeroporto Militare di Gioia del Colle (BA) 1971
Special Hobby 1:72
(di Marco Tomassoni)


Descrizione.
Alt! Metto le mani avanti… Già li sento i “puristi” e “contarivetti” fare le pulci al mio Kappone che sembra un giocattolo, che è poco dettagliato, che è troppo pulito, ecc.
Lo so ed avete ragione perchè è proprio così che lo volevo!
Questo modello è stato costruito per fare un regalo a chi su quel preciso aeroplano ci ha volato realmente nei primi anni 70 e aveva nostalgia di quel bellissimo purosangue della North American nella sua elegantissima livrea metallica.
Ho conosciuto l’allora T.Col. Luigi “Tigre 4” Piccolo (da quando è in pensione è Colonnello) lo stesso giorno che sono arrivato al glorioso 53° Stormo Caccia di Cameri (NO), il 7 luglio 1992, Sottotenente fresco di Brevetto di Pilota Militare, e l’ho frequentato quasi quotidianamente nei miei 5 anni e mezzo al Reparto.
In Aeronautica ho avuto tanti colleghi anziani che mi hanno insegnato il mestiere, ma pochi veri maestri. Uno di questi è stato indubbiamente Gigi Piccolo, conosciuto da tutti come “Tigre 4”, dal nominativo di chiamata radio.
Gigi è uno dei soli tre Piloti Militari con più di 3.000 ore di F-104 e nella sua carriera ha volato di tutto: T-6 Texan, P.148 Piaggino, MB-326, SF.260, S.208, C-45, P.166 Piaggione, MB-339, F-104G/S/ASA/ASAM Starfighter e, ovviamente, F-86K, ufficialmente Sabre Dog per l’USAF, ma che da noi è sempre stato chiamato Kappone.
Dopo il mio congedo nel 1998 ho perso di vista Gigi, fino a quando non ci siamo rincontrati nel 2011 ad una mostra di modellismo a Chivasso (TO), organizzata dal club 77° Lupi Solitari di Murisengo (AL), località del Monferrato dove Piccolo si è ritirato a vivere.

Gigi non ha mai fatto modellismo, ma ha sempre insistito con tutti i modellisti che gli sono capitati a tiro per farsi realizzare gli aerei su cui ha volato. Così è stato un fiorire di F-104 in tutte le scale e tutte le livree Tiger possibili, considerato che proprio Gigi era il Pilota dimostratore di quel bellissimo 104 tigrato ammirato al Tiger Meet 1988 e 1991.
Ma nessuno gli aveva mai regalato l’aereo con il quale ha iniziato la sua lunga carriera e, per di più, con le insegne della sua prima assegnazione: il 12° Gruppo del 36° Stormo.

E’ così che è nato un baratto: io gli avrei realizzato il modello se lui fosse intervenuto alla nostra X Mostra Concorso, il 16 settembre 2012. Ed è avvenuto proprio così.

Costruzione.
Il kit è Special Hobby (codice 72146), gradita apparizione del 2008 nel panorama 1:72. A parte qualche conversione in resina ed un preistorico Airfix di circa 40 anni fa, non ricordo nessun modello di F-86K in questa scala. Quando ho visto la Box Art sulle pagine web di qualche negozio online si è materializzata l’idea di realizzare la versione per Piccolo.
Ma mancavano le decals, visto che l’unica versione consentita dal kit è il 51-62 del 103° Gruppo di Istrana (TV). Ho chiesto aiuto ad un amico del Club che con una stampante Alps (che stampa anche il bianco) ha realizzato l’intero set di Numeri di Carrozzella (36-12), Matricola Militare (38301), logo dello Stormo (aquila in picchiata), del Gruppo (cavallo, arco e freccia) ed i tre lampi verdi caratteristici del 12° Gruppo. Nel dubbio ho preso tre set completi di decals, chissà che il prossimo Kappone non lo faccia per me…
Aperta la scatola Special Hobby, ci si trova di fronte tre stampate pulite, forse appena un po’ spesse, ma ben realizzate, con poche bave o ritiri, una bustina contenente i tre pneumatici in resina, due Canopies in vacuform, il foglio decal sufficiente per tre esemplari (italiano, olandese e norvegese) ed una lastrina fotoincisa per il dettaglio del Cockpit, antenne e accessori vari, oltre alle “drammatiche” alettine antiscorrimento tipiche di questa versione, ma impossibili da posizionare: sono troppe, troppo piccole e richiedono troppa pazienza… che io non ho!
Ho previsto di sistemare il mio Kappone su una robusta base di legno, con assetto fortemente cabrato, in configurazione Clean, come a simulare un’arrampicata operativa dopo uno Scramble, quindi il totale dei pezzi che servono a me non supera la ventina.
Mi metto subito al lavoro e in poche ore ho montato, colorato ed invecchiato il Cockpit, con tanto di Pilota che rappresenta l’allora Sottotenente Luigi Piccolo.


Infilo un tondino di plexiglass trasparente nell’ugello di scarico che attraversa l’intera fusoliera fino alla posizione stimata del baricentro, dove lo saldo letteralmente in posizione con cianoacrilica e segmenti di plasticard che rendono l’insieme assolutamente monolitico.
Chiudo la fusoliera, monto le ali, gli impennaggi, il caratteristico nasone (che conteneva il radar e differenziava i Sabre D e K dai precedenti Sabre E ed F, privi di radar), sistemo i portelli del carrello chiusi e sono pronto per le stuccature.
I punti critici sono la giunzione delle due semifusoliere, la giunzione ala/fusoliera ed il complesso muso/presa d’aria. Insomma, un paio di giorni buoni di stucco liquido, carta vetro e tanto olio di gomito.

E’ importante ottenere una finitura più uniforme e liscia possibile, visto che dovrò realizzare la livrea Natural Metal, croce e delizia di tutti i modellisti.

Colorazione.
Dopo una bella pulita con una pezzuola imbevuta di alcool, ho mascherato il Canopy, visto che l’avrei lasciato chiuso (d’altronde l’aereo è ripreso in volo), e ho spruzzato quel tanto di nero opaco che basta per rappresentare i montanti interni del tettuccio. A seguire una bella mano uniforme di sottilissimo Fine Surface Primer Tamiya, di colore bianco.
E’ a questo punto che ho deciso di procedere in maniera non convenzionale. In un primo tempo avevo pensato di utilizzare le lacche Alclad, sebbene sarebbe stata la prima volta e mi avevano avvisato che il loro utilizzo richiede una certa cautela. Ma siccome ero in ritardo sulla consegna e ormai mancavano pochi giorni alla mostra, ho deciso di accelerare le operazioni utilizzando i colori metallici spray Tamiya.


Il colosso giapponese ha in catalogo diverse tonalità che potevano fare al caso mio: tra queste ho utilizzato TS-17 Gloss Aluminium, TS-30 Silver Leaf, TS-38 Gun Metal, TS-88 Titanium Silver per differenziare i pannelli e per l’ugello di scarico.
Quando si lavora con le bombolette spray, oltre a proteggere naso, occhi e mani, è bene mantenere sempre una certa distanza dal pezzo da colorare e procedere per piccole applicazioni successive. Inoltre, al primo segno che la pressione sta calando si deve accantonare la bomboletta, pena il rischio di disastrosi “sputacchi” di vernice.
Ho steso una base di Gloss Aluminium su tutto l’aereo poi, dopo un paio di giorni e a colore sicuramente asciutto ho delicatamente mascherato i pannelli da evidenziare con il Silver Leaf ed il Titanium Silver. Per fare ciò è necessario che il nastro Tamiya perda un po’ del proprio potere adesivo attaccandolo e staccandolo più volte ad un pezzo di plasticard assolutamente pulito. Fatta questa operazione ho cercato di movimentare la monotona livrea monocolore con pannelli di colore diverso. Dalle foto si nota poco, ma dal vivo invece… pure! In effetti l’effetto è appena rilevabile. Peccato.
Mascherato il muso, ho colorato il radome in TS-29 Semi-gloss Black ed il pannello antiriflesso in TS-5 Olive Drab.
Due mani di trasparente lucido preparano il modello all’applicazione delle decals. Tutti gli Stencils, le coccarde e le insegne di servizio provengono dal foglio del kit, mentre quelle specifiche del 12° Gruppo sono prodotte ad hoc con la stampante Alps. Una mano di trasparente opaco sigilla il lavoro. Non ho applicato alcun tipo di invecchiamento per esaltare la colorazione in metallo naturale e per andare incontro ai gusti del “cliente”.
Per essere un modello fatto velocemente e con metodi “speditivi”, come ad esempio l’utilizzo estensivo delle bombolette spray, sono piuttosto soddisfatto ed il risultato è gradevole alla vista, sebbene non propriamente realistico sotto l’aspetto della fedeltà.


Ambientazione.
Più che di basetta, parlerei di supporto, visto che l'obiettivo era quello di sostenere saldamente e stabilmente il modello. Per fare ciò ho utilizzato un cubo di 10 cm di lato in legno massello, verniciato di nero lucido. La targhetta è realizzata su decal trasparente, tramite stampante a getto d'inchiostro, applicata su una superficie in plasticard preventivamente colorata in TS-30 Silver Leaf.
Dopo varie prove, ho fatto assumere all'aereo l'assetto che lo valorizzava di più e poi l'ho bloccato in posizione sigillando con cianoacrilica il tondino di plexiglass in un'apposita cavità ricavata nel cubo di legno.


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