Asso di Spade


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...ve la dò io la merenda!

Modelli > Passo per passo

Kit di partenza.
F-4E/F Phantom II Esci 1:48
Russian Field Car GAZ-67B Tamiya 1:48
Personaggi Games Workshop e Forge World in varie scale
Animali di provenienza varia più elementi di contorno di provenienza varia o autocostruiti
(di Franco Monti)

Lo spunto per il diorama è l’ormai tradizionale “tema sociale” organizzato tra i soci del Club, il cui soggetto per il 2012 era la realizzazione dell'F-4 Phantom in qualsiasi scala o versione.
Come nella maggior parte delle mie realizzazioni, sono partito con solo un’idea generale di quello che volevo realizzare, nella fattispecie un Phantom con equipaggio di orketti, modificando e/o aggiungendo dettagli in corso d’opera. Non sarà un metodo ortodosso (i maniaci della pianificazione storceranno il naso) ma, trattandosi comunque di un soggetto fantasy, personalmente trovo divertente non sapere fino alla fine come sarà esattamente il modello terminato.

F-4E/F Phantom II. Essendo il sottoscritto, in pratica, un “massacratore” di modelli, tendenzialmente sono più interessato all’economicità di un kit piuttosto che alla sua qualità nell’insieme. Così, quando uno dei soci del Club (Nando) si è generosamente offerto di regalarmi un suo vecchio kit (cosa mica da poco, considerando quanto sia affezionato alla sua collina delle scatole), ho ringraziato e accettato senza perdere un solo secondo. Se avessi saputo in anticipo a cosa sarei andato incontro, forse (ma solo forse) ci avrei pensato un tantino di più.
A parte la qualità del dettaglio, per il mio scopo più che sufficiente, mi sono trovato tra le mani un modello talmente pieno di difetti e imperfezioni negli incastri da farmi rabbrividire. Vista la mia propensione all’acquisto di modelli poco dispendiosi o al riciclo di vecchi kit, questo non era, comunque, il peggior soggetto che mi fosse capitato. Purtroppo, probabilmente complice l’età, il modello è risultato di una plastica talmente dura e fragile da causarmi non pochi grattacapi, tanto da farmi dubitare di poterne ricavare qualcosa di accettabile.
Dato che ormai ero in ballo e che, nonostante le magagne, il modello era gratis (grazie Nando), ho comunque deciso di continuare.
Se mai ce ne fosse stato bisogno, la realizzazione di questo soggetto ha confermato la smisurata ammirazione che provo per quei modellisti che, ai vecchi tempi, riuscivano a ricavare piccoli gioielli da scatole come questa.

Personaggi. I personaggi provengono quasi tutti da confezioni Games Workshop, sia in plastica che in metallo. Unica eccezione, un orketto in resina prodotto dalla Forge World.
I figurini dedicati ai giochi Games Workshop, pur risultando un tantino “giocattolosi”, sono quelli che preferisco per le mie realizzazioni fantasy, specialmente quelli in plastica, esenti da difetti e di facile lavorazione, anche in caso di modifiche che prevedano abbondanti tagli e riposizionamenti. Più complessi da modificare sono quelli in metallo, anche se la qualità del materiale rende possibile l’impiego di lame da bisturi oltre alle classiche lime e fresette.
Stesso discorso per il figurino della Forge World, sempre ispirato ai giochi GW, che è fatto di una resina sufficientemente morbida da rendere meno complesso il lavoro di modifica.

GAZ-67B. Personalmente la trovo fantastica e si monta con grande facilità. Gli incastri sono in genere così precisi da far credere che non serva nemmeno la colla.
Dovendone ricavare un modello senza pretese di realismo, non sono in grado di commentarne la perfezione come dimensioni o fedeltà tecnica/storica, non avendo fatto misure e ricerche in merito. In quel caso, alcune parti sono senz’altro grossolane e/o insufficientemente dettagliate e andrebbero migliorate con auto costruzione o con l’aiuto di resine e fotoincisioni.
Tuttavia, come base per un fantasy o per chi ama fare modelli da scatola e cerca soggetti ben fatti ed abbastanza originali, è sicuramente un kit caldamente consigliabile.

Animali ed elementi di contorno. Non che si possa dire molto, sono soggetti artigianali acquistati a una fiera di modellismo o recuperati dalla banca dei pezzi. L’oca è in resina mentre il topo e il gatto sono in metallo.
I bidoni sono in plastica, le cassette sono una in resina e una in metallo e lo scatolone è in cartoncino.

La costruzione del Phantom è iniziata dalla vasca di pilotaggio. Come si usava ai tempi, il dettaglio dei cockpit e dei pannelli laterali è interamente lasciato alle decals, di conseguenza le parti sono totalmente lisce, prive di qualsiasi dettaglio. Assolutamente perfetto per un fantasy !!!
Ho potuto ampiamente sbizzarrirmi a inventare spie, quadranti, schermi, pulsanti, ecc. utilizzando filo di rame, plasticard, pezzi di recupero, sprue stirato e/o sagomato, lamina di piombo e alluminio per alimenti. Un vero spasso!
I seggiolini eiettabili sono stati montati come da istruzione e tenuti da parte, in modo da poter fare varie prove a secco durante la modifica dell’equipaggio orkesco. Il passo successivo è stato il distacco del timone verticale, eseguito con un seghetto Tamiya e con l’accompagnamento di vari improperi a causa della durezza e della fragilità della plastica che ha causato crepe e scheggiature sul pezzo, nonostante l’attenzione messa nell’operazione. Visti i risultati e considerando che avrei dovuto riutilizzare le parti staccate, ho preferito rinunciare a fare lo stesso con i flap.

Nel frattempo, è nata l’idea di realizzare l’APU (Auxiliary Power Unit) a funzionamento biologico! Si è quindi resa necessaria l’apertura di un vano adeguato. Visti i precedenti e considerando lo spessore della plastica nel punto prescelto per realizzare il vano, la ricostruzione dei portelli sarebbe stata obbligatoria, ma ho deciso che ne valesse la pena. Di conseguenza, sfruttando come riferimento le incisioni originali del kit, ho eseguito una serie di fori restando un millimetro circa all’interno del profilo di riferimento.
In seguito, ho tagliato lungo la linea dei fori con il seghetto Tamiya e rifinito il vano con bisturi e lima.
Già che c’ero, ho aperto anche un piccolo vano, sotto l’APU, dove inserire qualche ulteriore “apparato” dell’avionica. Le relative vasche, l’APU con il suo divisorio e le parti dell’avionica sono state costruite e dettagliate con plasticard, parti di una radiolina, guaina termo restringente, pezzi di recupero e filo elettrico.
All’inizio avevo previsto di usare due topolini, oltre ovviamente al gatto, ma in seguito ho deciso di usarne uno solo, dopo essermi reso conto che dovevano essere “assicurati” in qualche modo. D’accordo il fantasy, ma l’idea che le bestioline potessero essere sballottate per tutto il vano, durante le evoluzioni del velivolo, non rendeva “realistico” il funzionamento dell’APU. A questo punto, ho dipinto gli interni delle due semifusoliere, le vasche di pilotaggio e dell’avionica, i seggiolini, il cockpit, i piloti, le parti dell’avionica e gli animaletti.

Dopo aver dipinto e montato queste parti, è arrivato il momento di unire le semi fusoliere. Le prime prove a secco, hanno evidenziato che non avrei potuto inserire in seguito i due seggiolini con i piloti che, quindi, sono stati incollati già da questo punto, complicandomi di conseguenza la successiva mascheratura del posto di pilotaggio. Inoltre, le due parti non combaciavano perfettamente, creando un gradino abbastanza pronunciato sulla parte superiore della fusoliera.
Unite le semifusoliere, ho fissato le vasche dell’avionica e ho assemblato ali, timoni orizzontali, deriva e prese d’aria. L’unione delle ali e delle prese d’aria alla fusoliera hanno rivelato fessure tali da necessitare l’impiego di plasticard, oltre allo stucco, per essere riempite.
Dopo aver carteggiato e reinciso dove necessario le pannellature, ho iniziato l’applicazione di alcune “toppe”, fatte con alluminio per alimenti, sparse per tutto il velivolo, con l’intenzione di dargli quel minimo aspetto “raffazzonato” che lo rendesse più orkesco (ovviamente secondo il mio concetto di orkesco). Considerata la difficoltà di eliminare la linea di giunzione sulla schiena del modello, ho deciso di dare una lisciata sommaria e di rivestire con l’alluminio anche i corrispondenti pannelli.
Anche il timone verticale, danneggiato durante la rimozione, è stato rivestito allo stesso modo, dopo averlo dettagliato con una cerniera fatta con filo elettrico. Tutti i pannelli sono stati rivettati, impiegando come punzone l’ugello di un accendino, montato su un trapanino a mano. In seguito sono stati applicati vari bulloni e chiodi, per simulare sostituzioni estemporanee di rivetti mancanti.
I bulloni sono stati ricavati premendo sprue scaldato su degli stampi fatti con una pallina di stucco bicomponenete, fatta indurire dopo averla premuta su piccoli bulloni veri. Successivamente, i pezzi sono stati separati dallo sprue con il bisturi.
I portelli dei vani per l’avionica sono stati costruiti in plasticard, termo formato con un phon su master ricavati da barattolini del giusto diametro di curvatura. Di seguito sono stati dettagliati con strisce di plastica, lamina di piombo, parti di recupero e filo elettrico per le cerniere. A questo punto sono stati preparati il radome, i piloni, i serbatoi supplementari, i missili e gli ugelli dei motori.
Gli ugelli dei missili sono stati forati mentre i serbatoi sono stati dettagliati con i bocchettoni di rifornimento, ricavati da parti di recupero, oltre a qualche toppa in alluminio, come per la fusoliera. Il bocchettone di uno dei serbatoi è stato forato per simularne poi la chiusura con un tappo di sughero, ricavato sagomando un pezzo di sprue. Gli ugelli dei motori sono stati dettagliati con parti di recupero.

Sempre in questa fase, visto che alcune versioni di Phantom avevano il tubo di pitot installato sulla punta del radome, mi è venuta l’idea che ha poi dato il titolo al diorama: infilzare un’oca sul tubo di pitot e creare una scenetta in cui il responsabile delle operazioni di terra dà un “cazziatone” all’equipaggio per essersi procacciato la merenda in modo assai poco ortodosso (ma, per la mia immaginazione, molto orkesco). Dovendo reggere il peso del volatile, il pitot di plastica del kit è finito nella scatola degli avanzi ed è stato sostituito con un altro ricavato da un contatto a crimpare per fili elettrici e da sprue stirato.
L’oca in resina è stata modificata dopo averla infilzata sul pitot, per meglio adattarsi alla sua nuova condizione “allo spiedo”.
Ad eccezione del radome, tutte le restanti parti, insieme ai vari dettagli come le gambe carrello, le ruote (recuperate dalla banca dei pezzi), ecc. sono state dipinte e messe da parte per l’assemblaggio finale. Il radome è stato fissato al modello insieme alla gondola del cannone. A questo punto, il modello è stato verniciato e completato di tutte le parti, non senza qualche ulteriore improperio, dedicato ai carrelli e ai tettucci, a causa di accoppiamenti a dir poco pessimi.

Tranne il figurino che rappresenta il responsabile del personale di terra, tutti i restanti personaggi sono stati modificati, specialmente i due componenti l’equipaggio dell’aereo. La prima modifica, comune a tutti i figurini impiegati, in plastica, in metallo e in resina, riguarda l’asportazione degli oggetti impugnati (in questo caso pistole, lance, pugnali e una granata da cannone per il figurino in resina), eseguita usando un bisturi con una lama ben affilata.
Dopo aver asportato le armi, a causa della restante impugnatura, le mani finiscono anti esteticamente con l’afferrare degli oggetti non chiaramente identificati. Di conseguenza, sono state svuotate e sagomate utilizzando il mio solito metodo.
In pratica, come prima cosa, impiegando il trapanino a mano creo un foro pilota attraverso quello che resta dell’impugnatura.
Poi, con il bisturi, sfruttando lo spazio vuoto creato all’interno con il trapano, elimino la parte restante dell’impugnatura dalla mano, creandomi così lo spazio per sagomare, usando sia il taglio che la punta della lama come raschietto, la parte interna della dita e la parte superiore (pollice / indice) della mano. A questo punto, se per esempio voglio ottenere una mano aperta, separo e riposiziono le dita fino a ottenere la posa voluta. Di seguito raccordo le parti, dove necessario, impiegando colla cianoacrilica o stucco bicomponente, a seconda di quanto è esteso l’intervento. Come ultima cosa rifinisco il tutto con bisturi e lime ad ago. Solo a lavoro finito, se serve, stacco le mani dal figurino. Viste le piccole dimensioni, farlo prima renderebbe molto difficile, se non impossibile, riuscire a modificarle. Il problema di questo procedimento, è la massima attenzione che bisogna avere, considerando che, inevitabilmente, le dita si ritrovano spesso vicine alla lama e raramente in posizione di sicurezza.

A questo punto, sono iniziate le modifiche “mirate” per ciascun figurino. Per l’orketto in resina si è resa necessaria la ricostruzione di parte della giacca in seguito alla rimozione della granata che la copriva, mentre per i restanti orketti del personale a terra si è reso necessario il riposizionamento di mani e braccia.
La modifica più complessa ha coinvolto l’equipaggio dell’aereo. In pratica, ho dovuto staccare e riposizionare le mani, comprese alcune dita, le braccia, le gambe e i piedi. Il riposizionamento è stato fatto eseguendo continue prove a secco, sui seggiolini e nella vasca di pilotaggio, impiegando la blue-tac per tenere in posizione le parti, fino a definire l’esatta posizione di entrambi i figurini. Di seguito, le parti sono state incollate, stuccate e nuovamente scolpite dove necessario.
L’elmetto del pilota è stato privato delle corna stile Vichingo e dettagliato con una visiera, costruita con plastica trasparente (quella delle scatole per camicie), sagomata e termoformata con il phon dopo essere stata fissata, con carta adesiva da carrozziere, su un cilindro del giusto diametro.

La GAZ-67B è stata costruita praticamente da scatola. Le uniche modifiche hanno riguardato un minimo dettaglio del cruscotto e il cartello del “Follow Me”, fatto con plasticard, parti di recupero e bulloni stampati. Il cartello Follow Me è stato disegnato al computer con Paint, stampato ed incollato su un quadrato di plasticard con colla vinilica.

Animali ed elementi di contorno. Il gatto e il topo non hanno necessitato di alcuna modifica. All’oca, invece, sono state staccate le ali, il collo e le zampe. Dopo aver forato il corpo e introdotto il tubo di pitot, queste parti sono state riposizionate, sagomate, stuccate e scolpite dove necessario.
Le scale, il carrellino, la pentola e le gabbiette sono auto costruite impiegando filo di alluminio, plasticard, lamina di piombo e parti di recupero. I tacchi ferma ruota sono fatti con pezzi di sprue, anelli in filo di alluminio, filo elettrico intrecciato e catenelle di recupero.
I restanti elementi di contorno sono da scatola.

Per la basetta ho cercato una soluzione che fosse allo stesso tempo semplice ma anche un minimo originale. Ho quindi scelto di fare una pavimentazione a esagoni, in stile Russo.
Per ottenerla, ho impiegato dei fogli di finto vetro, in pratica una specie di plastica trasparente, acquistati per pochi Euro in un negozio di bricolage. Questo materiale, permette di essere inciso, con 3 o 4 passate di bisturi, per poi essere spezzato con le mani lungo la linea di incisione, ovviamente solo in caso di linee rette.
Dopo aver creato con il compasso un master in cartone, l’ho impiegato come forma per creare una prima mattonella. Questa, è stata usata a sua volta come master per incidere le altre. Per completare la base, è stato necessario preparare 25 mattonelle.
Anche sulla base è stata inserita una toppa imbullonata in metallo arrugginito, sia per dare un tocco di colore che per riprendere il tema delle toppe sparse su tutto il velivolo. Inoltre, posteggiandocela sopra, mi ha permesso di recuperare il leggero sollevamento di una delle ruote della GAZ...

La scelta della livrea del Phantom è stata abbastanza combattuta. L’unica cosa certa era che volevo una colorazione appariscente, in modo da mascherare le sicure imperfezioni di costruzione e di pittura, dovute sia alla scarsa qualità del kit, che alla mia scarsa esperienza come “aeroplanaro”. In pratica, dopo la pausa adolescenziale e un Albatros DV inserito in un precedente diorama, questo è il secondo modello di aereo che costruisco, oltre a essere il più voluminoso che abbia mai fatto (ho costruito anche un Fokker Dr.1 in scala 1/160, ma era tutto in fotoincisione e non conta).

Dopo avere scartato varie ipotesi, ho deciso di realizzare una versione “special color” totalmente di fantasia.
Date le dimensioni del modello ho deciso di usare, per la prima volta in assoluto nella mia vita, l’aerografo. Ho impiegato un compressore e un aerografo con ugelli intercambiabili Italeri, che mi ero regalato un Natale di qualche anno fa (c’erano ancora le lire...), per poi lasciarli abbandonati in un armadio. Già all’epoca, si trattava di materiale low cost, con l’aerografo e gli ugelli interamente in plastica ma, a mio giudizio, adeguato per uno alle prime armi.
Sia per diluire i colori che per pulire l’aerografo tra una sessione e l’altra, ho usato alcool denaturato. Vista l’inesperienza, ho preferito dare più mani usando i colori molto diluiti. Purtroppo, alcuni dei colori impiegati erano troppo vecchi per questo impiego, causandomi qualche intasamento dell’ugello, nonostante la forte diluizione.
L’aerografo è stato usato per creare la base della livrea, sfumando varie tonalità, dall’azzurro a un blu scurissimo, per simulare il passaggio dal cielo allo spazio. Tutti i dettagli della livrea, nuvole, lampi, stelle, pianeti, galassie, ecc. sono stati fatti a pennello.
Dopo una mano di trasparente lucido a bomboletta, le pannellature sono state evidenziate mediante lavaggi fatti con degli appositi colori Tamiya, eliminando o sfumando gli eccessi con il diluente dedicato. Trattandosi di un velivolo Special Color usura e sporco sono stati mantenuti al minimo. Solo una delle toppe è stata dipinta in colore contrastante, per simulare una riparazione successiva alla realizzazione della livrea. Il tutto è stato protetto con una mano di trasparente semilucido a bomboletta.

La GAZ, i serbatoi supplementari, i missili, le scale, ecc. sono stati dipinti con bombolette spray e quindi rifiniti a pennello.
Tutti i personaggi, animali compresi, sono stati dipinti a pennello. Sulla base, dopo una mano di fondo in nero, è stato steso il grigio a bomboletta. Dopo un dry brush con grigio più chiaro e una mano di trasparente lucido a bomboletta, la pavimentazione ha ricevuto dei lavaggi e delle sfumature, sempre con gli appositi colori Tamiya, per evidenziare le giunture tra le mattonelle e simulare lo sporco.
In seguito è stata data una mano di trasparente opaco. Per questo modello, sono stati impiegati unicamente colori acrilici di varie marche. Inoltre, è stata anche l’occasione di testare gli smalti per lavature della Tamiya con il loro diluente dedicato.
Personalmente li ho trovati ottimi, sia per evidenziare dettagli e pannellature con lavature mirate che sfumati per simulare leggere patine di sporco. Tuttavia consiglio prudenza: ho saputo in seguito, da altri che li hanno impiegati, che il diluente dedicato può non essere compatibile con colori di marche differenti, rovinando la pittura fatta fino a quel punto.
Io, per mia fortuna, avendo del tutto casualmente impiegato bombolette di trasparente Tamiya, non ho corso il rischio di sperimentarne, a mie spese, la compatibilità con gli altri colori impiegati.
Comunque, appena possibile e prima di usarli nuovamente, ho intenzione di condurre qualche esperimento in merito. Meglio non rischiare…

Il risultato finale mi ha lasciato soddisfatto. Soprattutto, mi sono molto divertito a realizzarlo, nonostante alcune tribolazioni e qualche improperio di troppo. Del resto, fanno parte dell’hobby.
Senza contare che, con qualche difficoltà in più, diventa giustificabile “tirarsela” un tantino con gli amici, quando si mostra il risultato raggiunto :-)

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