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Vought F4U-1A Corsair

Modelli > Passo per passo

Vought F4U-1A Corsair
VF-17 Fighter Squadron
Ondonga Field, Solomon Islands, 1943
Tamiya 1:48

(di Mario Stefanoni)

Dopo aver realizzato lo Zero ho deciso di realizzare un suo rivale a stelle e strisce, un aereo che mi ha sempre affascinato per la sua potenza e per il suo design inusuale, con quelle ali a gabbiano rovesciato che gli donano un aspetto potente ed aggressivo.

Il kit è stato messo in commercio nel 2005 e, pur non rappresentando l’attuale stato dell’arte raggiunto dalla casa nipponica, rimane un’eccellente base da qui partire per creare una bella riproduzione in scala. Per questo modello ho deciso di non utilizzare nessun kit di miglioramento in resina o fotoincisione precolorata, “aftermarket” per usare un inglesismo tanto in voga, ma solo i materiali che usavo già una trentina di anni fa, parti avanzate da altre scatole e adattate al nuovo modello, plasticard, gli immancabili fili di rame, ecc. per dimostrare, più che altro a me stesso, che è possibile ottenere un ottimo dettaglio senza mettere mano al portafoglio e svenarsi nell’acquisto dei sopraccitati articoli.

A cavallo degli anni settanta/ottanta erano pochissime le case che producevano kit di miglioramento e fotoincisioni, ma si creavano ugualmente modelli molto dettagliati, lo si faceva ricorrendo ai materiali più vari uniti alla propria abilità manuale. Questa scelta però comporta un aumento di tempo nella costruzione del modello e la necessità di molta documentazione come libri (non proprio a buon mercato!), foto e disegni.
I testi cui ho fatto riferimento per dettagliare questo modello sono: Model Time n° 160 (novembre 2009), Aerei Militari/Osprey n° 10 “Gli Assi del Corsair nella Seconda Guerra Mondiale”, Detail & Scale vol. 55 F4U Corsair, Kagero n° 9 e n° 26 F4U Corsair, Aero Detail n° 25 Vought F4U Corsair, Koku Fan n° (6 giugno 1981), AJ Press n° 26 e varie fotografie scaricate da internet.

Ho iniziato il montaggio incollando i pezzi E1 e E2 che chiudono la parte posteriore dell’abitacolo, sulle rispettive semifusoliere A25 e A8, dopo aver letto su alcuni siti che questi pezzi hanno creano problemi di allineamento se incollati insieme e uniti alla fusoliera come riportato dal foglio istruzioni (passaggio n° 4). Diversi modellisti si sono ritrovati a dover stuccare la giunzione per eliminare lo “scalino” lungo il fianco della fusoliera e reincidere nuovamente le linee del pannello. Tamiya realizzò inizialmente la versione “Birdcage”, la F4U-1, mantenendo poi lo stesso stampo anche per la fusoliera della versione 1A che è identica, fatta eccezione per il disegno del tettuccio. Così facendo ho evitato il ricorso allo stucco. Nel caso si fosse reso necessario stuccare l’eventuale fessura questa si sarebbe limitata alla linea mediana superiore di giunzione.

A seguire ho messo mano all’abitacolo che per i miei gusti si presenta piuttosto spoglio, privo cioè di quei dettagli che piacciono tanto a noi modellisti, ma che inevitabilmente scompaiono quasi del tutto, quando si uniscono le due metà della fusoliera. Ho cominciato il lavoro di miglioramento partendo dal pezzo E4, la centina che funge da piastra di protezione, cui andranno fissati il sedile e le consolle laterali: pur essendo ben realizzato si presenta come un monoblocco di plastica che non assomiglia neanche lontanamente quello del vero Corsair. Così ho asportato totalmente tutto il blocco reggi sedile stando attento a non rovinare i particolari che serviranno in seguito, sostituendolo con un pezzo di plasticard piano.
Dal sedile sono stati tolti i perni di fissaggio, ormai inutili e, una volta limata la parte posteriore dello schienale per renderla più tondeggiante, ho rifatto l’intelaiatura tubolare di sostegno con tondini di plastica opportunamente tagliati.


Anche le pareti laterali dell’abitacolo si presentano piuttosto spoglie, così ho aggiunto particolari come la manetta motore, le lampade di illuminazione con il relativo cavo a spirale realizzato con filo di rame, vari fili e tubi anch’essi provenienti da fili elettrici di vari diametri e alcune “scatole nere” di diverse grandezze realizzate con profilati Evergreen. Anche le consolle (pezzo A28) sono state migliorate con l’aggiunta della cartella porta documenti e del tubo corrugato per l’ossigeno del pilota.
Ho asportato e rifatto il volantino del trim stampato in origine in un unico blocco sul lato sinistro così come è stato migliorato il supporto per i piedi sulla pedaliera (pezzo E11).

Le cinghie di ritenzione del sedile sono state realizzate partendo dalle etichette presenti sui capi d’abbigliamento, per intenderci quelle che riportano i dati per il lavaggio o la composizione del tessuto, mentre le fibbie provengono dalla banca delle fotoincisioni inutilizzate.
Un modellista non butta via niente perché un giorno può tornare utile anche quella fastidiosa etichetta che irrita il collo!


Terminata la fase di miglioramento/modifica, l’abitacolo è stato verniciato con Interior Green ANA 611 (FS 34151) seguito da un lavaggio con nero e marrone acrilici molto diluiti per creare l’effetto ombra della struttura interna; una volta asciutto ho eseguito un drybrush con del verde schiarito con giallo e bianco. Successivamente ho uniformato il colore interno spruzzando una mano leggera e molto diluita di Interior Green mentre le consolle, il cruscotto e vari particolari sono stati colorati in nero semilucido e lumeggiati con un mix di grigio chiaro e bianco. Non avendo fatto ricorso a nessun tipo di fotoincisione precolorata gli “orologi” presenti sul cruscotto sono stati dipinti a mano con un pennello triplo zero e di un Rapidograph da 0,1 mm aiutato da una lente d’ingrandimento (vista l’età del modellista ed il tipo di lavoro che mi accingevo a fare gli occhiali non erano più sufficienti…). Fate riferimento alle fotografie, valgono più delle parole.

Incollata la fusoliera mi sono concentrato sulle ali e sui pozzetti del carrello, questi ultimi si presentano particolarmente spogli e privi di qualsiasi dettaglio dando la sensazione di trovarsi davanti ad un “buco”.
Facendo riferimento al materiale fotografico, ho dettagliato questa zona con l’aggiunta di plasticard sagomato e degli immancabili fili di rame, lavoro che ha portato via molto tempo per le continue prove a secco dei vari pezzi che devono entrare perfettamente all’interno dei vani. Fatto questo, assemblo le ali, anche se dal foglio istruzioni queste andrebbero preparate al punto 9, ed è in questa fase che incontro il vero problema di questo modello: l’unione di queste al pezzo che forma la parte discendente della “V” (pezzi B4, B32 e B33). Visitando vari siti internet ho riscontrato che molti modellisti hanno avuto le mie stesse difficoltà e alcuni suggerivano di realizzare il velivolo con le ali ripiegate per ovviare al problema, ma un F4U con le ali ripiegate perde tutto il suo fascino.


Dopo averci dormito su, ho trovato una soluzione che dal mio punto di vista risolve il problema e conferisce robustezza all’ala: incollare dei pezzi di plasticard da 0,3 lunghi circa 10 mm a cavallo della giunzione tra la parte fissa e quella mobile, inserendo le strisce dal bordo d’uscita delle ali nello spazio lasciato libero tra le centine alari, pezzi B26 e B9 per la parte ripiegabile e B27 e B8 per quella fissa. A queste ultime andranno fissati i longheroni B11 e B25 che serviranno a mantenere l’angolo caratteristico dell’ala di gabbiano.

Mentre le ali essicano, mi dedico al dettaglio del motore Pratt & Whitney R-2800.
Non uso quello del kit, ma lo sostituisco con i pezzi avanzati di un altro modello Tamiya, un P-47 Thunderbolt, che è praticamente identico, ma essendo il kit realizzato più di recente ha il radiale meglio dettagliato. Fili di rame di diverso diametro simulano i cavi delle candele e varie tubature, colore e drybrush danno il tocco finale.


A questo punto le ali vengono fissate alla fusoliera, la giunzione richiede un minimo uso di stucco, così come il motore con la sua capottatura. I piani di coda sono posizionati non prima di aver subito la sostituzione dei sistemi di rinvio con l’immancabile filo di rame.
Assemblo i flap, ricordandomi di chiudere con due pezzi di plasticard rettangolare la fessura posta su quello interno destro (pezzi B14 e B17), che serviva da predellino per il pilota, assente sulla versione F4U-1A.


Prima di iniziare la verniciatura, pulisco il modello con uno straccetto morbido inumidito con il diluente Humbrol per togliere gli eventuali residui di unto, poi maschero con il nastro adesivo l’abitacolo e i pozzetti dei carrelli precedentemente verniciati di bianco.
Per prima cosa ripasso ad aerografo le pannellature con il nero lucido Tamiya per creare la pre-ombreggiatura, poi a mano libera stendo il bianco opaco delle superfici inferiori stando attento nel lasciare trasparire il nero sottostante.

I due toni di blu, NS Sea Blue ANA 607 (FS 35042) e NS Intermediate Blue ANA 608 (FS 35164), rispettivamente delle superfici superiori e laterali, sono stati realizzati miscelando tra loro diverse tonalità di blu e grigio Tamiya fino a ottenere le giuste gradazioni.
Per applicare questi due colori, ho realizzato delle mascherature utilizzando carta da lucido per disegno, tenute in posizione con piccole strisce di biadesivo spugnoso - è più spesso del normale biadesivo - così che il colore possa filtrare attraverso la maschera e creare una sfumatura costante e uniforme, dopodiché schiarisco la parte interna dei pannelli per creare l’effetto scoloritura aggiungendo alcune gocce di grigio chiaro e azzurro ai colori di base.
Terminata la colorazione, spruzzo il modello con un paio di mani ben diluite di trasparente lucido X-22 che servirà come base per l’applicazione delle decals.

Nell’attesa che il lucido essichi alla perfezione, dettaglio i carrelli che, cosi come sono realizzati, appaiono un po’ scarni. Con il filo di rame realizzo le molle, due per ogni gamba di forza, i tubi dei freni e l’anello di traino posto nella parte inferiore della struttura.
Anche al ruotino di coda con il gancio d’arresto aggiungo qualche dettaglio mancante.
Le gambe di forza dopo essere state verniciate con una mano di primer, sono state colorate con l’alluminio Alclad ALC-101.


Le decals sono quelle della scatola, un po’ spesse ma vanno più che bene e, grazie ai prodotti Microscale Set e Sol, aderiscono bene alla superficie. Per finire, una spruzzata di X-22 sigilla le decals.
Il modello è quasi terminato, manca solo di stendere il trasparente opaco finale, simulare le scrostature della vernice con lo smalto alluminio, montare i carrelli con i relativi portelli e realizzare le sporcature degli scarichi del Double Wasp con la grafite di una matita e la polvere di pastello marrone, mentre gli spurghi dei fluidi idraulici sono simulate con colori acrilici molto diluiti.
Per finire incollo il tettuccio e realizzo l’impianto radio con filo da pesca da 0,1 mm.


Il modello rappresenta il “Big Hog” del Capitano di Corvetta John T. Blackburn, Comandante del VF-17 a Ondonga (Isole Salomone) nel novembre del 1943.
Realizzare questo modello con le stesse tecniche ed i materiali di recupero più disparati come facevo “da giovane”, mi ha dato grande soddisfazione, oltre al fatto di avermi fatto risparmiare qualche decina di euro in aftermarket che, visti i tempi, non guasta!

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